Psicologa Scandicci

Francesca Abignente


Quod me nutrit me destruit (il paradosso della dipendenza affettiva)

Le dipendenze affettive possono originare in seguito a esperienze relazionali precoci, quando i bisogni di base e di attaccamento vengono trascurati creando dei vuoti relazionali che la persona prova a colmare nelle relazioni affettive. Ciò che ritengo importante sottolineare è quanto la dipendenza affettiva patologica divenga un fattore di rischio per lo sviluppo e il mantenimento di relazioni non solo disfunzionali, ma anche violente. L’Intimate Partner Violence (IPV) è stata definita dalle Nazioni Unite come un comportamento, agito da un partner, o un ex partner, in un contesto relazionale, che causa danni fisici, sessuali e/o psicologici all’altro.

Com’è possibile che una persona, pur consapevole delle conseguenze negative di un rapporto, continui o ritorni in una condizione disfunzionale e pericolosa?

Kelly (1995) definisce come patologica ogni costruzione di significato il cui utilizzo viene reiterato nonostante la ripetuta invalidazione, condizione che prende il nome di “paradosso nevrotico”.

Visser & Arntz (2023) hanno elaborato quattro categorie di ipotesi per cui le persone farebbero scelte disfunzionali:

  • per elaborare o tentare di gestire traumi precedenti;
  • per familiarità e abitudine;
  • per coerenza con se stessi e il mondo conosciuto;
  • per evitare emozioni difficili.

La condizione della persona dipendente diviene una conseguenza di un conflitto intrapsichico tra il desiderio di mantenere la relazione (come scopo di sopravvivenza) e quello di chiuderla per la sofferenza generata (come ulteriore scopo di sopravvivenza, da cui il conflitto).

Secondo Lenore Welker (1979) le dinamiche delle relazioni violente rispondono a un modello composto da tre fasi distinte che si ripetono nel tempo:

1. Fase di aumento della tensione: si riscontra un graduale aumento della tensione, attraverso frequenti conflitti, comportamenti psicologicamente violenti, litigi.

2. Fase di violenza acuta: l’abusante perde il controllo e si osservano atti di violenza (fisica e/o psicologica e/o sessuale). La vittima può subire gravi traumi, sviluppare un PTSD, sperimentare ansia e impotenza. La gravità e la frequenza possono portare a casi estremi come il femminicidio. L’assenza di ricerca di aiuto in questa fase può nascere dalla dissociazione o dalle reazioni traumatiche.

3. Fase di riconciliazione o luna di miele: è una fase in cui l’abusante cerca il perdono attraverso strategie manipolative: mostrare profonda colpa o attribuirla a cause esterne come stress o consumo di sostanze. In relazioni disfunzionali questa fase tende a diventare sempre più breve con l’accentuarsi della colpevolizzazione della vittima da parte del partner abusante. Nonostante tutto, la vittima ha il profondo desiderio di credere che il partner violento sia cambiato

Parlare di relazioni sane in un’ottica preventiva diventa un obiettivo fondamentale per poter educare alle dinamiche funzionali, contrapponendole a quelle patologiche, per promuovere la consapevolezza di confini sani, che siano permeabili solo a relazioni con determinate caratteristiche e non a quelle disfunzionali.

Questo genere di psico-educazione è possibile trattando alcuni punti chiave:

1. Definire cosa sia la dipendenza affettiva patologica e il suo ruolo nella violenza delle relazioni intime.

2. Definire i vari tipi di violenza (fisica, sessuale, economica, verbale, digitale, psicologica, emotiva).

3. Illustrare il ciclo della dipendenza affettiva e aiutare a riconoscere queste dinamiche lì dove presenti.

4. Presentare gli effetti sulla vittima.

5. Riconoscere le strategie di coping disfunzionali.

6. Identificare gli ostacoli alla chiusura di una relazione

7. Riconoscere il bisogno di aiuto.

8. Illustrare i segnali di una relazione patologica.

9. Riconoscere gli scopi relazionali sani.

Se l’amore è un imperativo biologico, dunque, imparare ad amare e costruire relazioni sane è un’abilità che si può apprendere e affinare con il tempo. E lo si può fare grazie alla compassione per il nostro passato e per le esperienze traumatiche precoci che possono aver posto le basi per una dipendenza affettiva, grazie alla costruzione di una neurocezione funzionale attraverso la consapevolezza dei segnali del corpo, grazie alla relazione terapeutica che può mostrare e far neurocepire il senso di sicurezza di una relazione sana.

Bibliografia:
Abignente F., Legami che regolano. Una lettura polivagale della dipendenza affettiva, 2025
Pugliese E., Nella mente dei dipendenti affettivi. Assessment e trattamento, 2024



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