Nel corso della nostra vita, la capacità di sentirci al sicuro e regolati nei nostri corpi, è l’abilità più importante a cui possiamo aspirare e che possiamo raggiungere. Alcuni di noi riescono a raggiungere questa abilità grazie a caregiver amorevoli; altri hanno questa capacità nelle prime fasi della vita, ma la perdono a causa di esperienze traumatiche; altri ancora investono la maggior parte del tempo della loro vita a cercare di ricreare un nido sicuro in cui crescere e guarire. Il modello patologizzante della dipendenza non mette in risalto la natura “utile” e adattiva di questi comportamenti, tanto per le dipendenze quanto per le addiction. In un’ottica polivagale, la dipendenza è una risposta incarnata alla disregolazione delle emozioni, i cui comportamenti non derivano da una malattia, ma da una risposta naturale del nostro corpo a una minaccia, alla quale si cerca di sopravvivere.
Accettare che la sicurezza sia un prerequisito per la guarigione, significa anche valutare in primis la capacità delle persone di autoregolarsi e coregolarsi con gli altri, allontanando il modello della dipendenza come malattia.
“Se vogliamo capire qualcosa di così complesso e problematico come la dipendenza, dobbiamo guardare direttamente al punto in cui l’esperienza e la biologia si incontrano” (Lewis, 2015)
Una risposta naturale e sensibile al contesto è la sintesi del pensiero di Lewis sulla dipendenza, cui va incontro il Modello Polivagale Felt Sense compatibile con un approccio non patologizzante e incarnato della teoria polivagale e con la terapia somatica rivolta al focusing.
Nel ripetersi del ciclo della dipendenza in un circolo infinito, si assiste una progressiva riduzione di una possibilità di scelta, tanto nei percorsi neurali quanto nelle scelte di vita del dipendente. A questa restrizione si associa un diminuire della vitalità, risposta dorso-vagale di spegnimento, il cosiddetto sopravvivere senza vivere.
Come abbiamo visto nel primo capitolo, l’attivazione dorso-vagale inibisce quella ventro-vagale, intaccando il sistema di ingaggio sociale. Nelle varie forme di dipendenza, sia da sostanze che comportamentali, gli effetti riguardano cattive abitudini e sentimenti: sentimenti di paura, sentimenti di tristezza, sentimenti di disperazione, sentimenti di potere, sentimenti di eccitazione, sentimenti di vuoto, sentimenti di solitudine. Le dipendenze sono il risultato di esperienze dolorose per colpa delle quali non ci si sente al sicuro nel proprio corpo.
Winhall racconta nel suo testo:
“Sto ricordando il momento in cui mi è venuto in mente che nella teoria polivagale la dipendenza rappresenta uno stato interconnesso. Stavo leggendo il libro di Dana (2018), La teoria polivagale nella terapia subito dopo aver partecipato al suo seminario di due giorni. Mentre leggevo degli stati interconnessi, ho guardato la mia prima versione del modello. Allora non sapevo dell’intreccio di stati. C’erano il ventro-vagale, il simpatico, il dorso-vagale e il “dipendente” tra dorso-va- gale e simpatico. Ora mi rendo conto che la dipendenza è un intreccio di simpatico e di dorso-vagale. Se aggiungo i due stati interconnessi descritti da Porges, la quiete (flusso nella versione per il paziente) e il gioco (divertimento nella versione per il paziente), ottengo una bella mappatura dell’interazione tra i tre rami del SNA.
Avevo trovato una casa per questo misterioso comportamento che chiamiamo dipendenza. Una casa orientata dalla teoria polivagale per risolvere il paradosso da cui sono partita: ciò che ti aiuta ti danneggia. La soluzione è arrivata grazie alla comprensione della dipendenza come un propulsore di cambiamenti di stato neurofisiologico nel SNA. La conferma di questa idea da parte di Porges ha portato allo sviluppo del modello polivagale del felt sense (FSPM). L’incrocio o l’intreccio di modi di conoscere top-down e bottom-up ci consente di raggiungere una posizione di vantaggio nell’obiettivo di svelare i misteri dei comportamenti di dipendenza. La teoria polivagale è un bellissimo incrocio di strade. Abbraccia l’esperienza del felt sense nel suo rendere omaggio alla saggezza del corpo e apporta il meglio delle neuroscienze per aiutarci a comprendere il SNA.”
La risposta dorso-vagale è riscontrabile anche nel disturbo post-traumatico da stress e nella depressione. Le risposte dissociate di intorpidimento, di legami traumatici (ripetizione di relazioni abusanti) e ricordi bloccanti possono essere visti come risposte dorso-vagali alla minaccia. E quando il corpo è minacciato, le dipendenze risultano utili in diversi modi per attivare le risposte dorso-vagali o simpatiche; per quanto dannose, per quanto quindi risulti un paradosso, hanno una logica orientata alla sopravvivenza. La riposta del sistema nervoso, quindi, valida questi comportamenti come adattivi, lì dove la prima forma di risposta, quella ventrale del “vago intelligente”, non riesce ad arrivare. Il corpo è progettato per lavorare in armonia, infatti il nervo vago trasmette le sensazioni del corpo fino al tronco encefalico, neurocependo sicurezza e pericolo e, in base alla valutazione del momento, il corpo risponde in modo appropriato. I comportamenti di dipendenza possono attivare spostamenti tra il sistema di mobilitazione e quello di immobilità in modo rapido per consentire la sopravvivenza e può diventare problematico quando il corpo si mantiene in uno stato di attivazione o in uno stato di disregolazione prolungato, come succede nella dipendenza affettiva. Diventa fondamentale, a quel punto riorientarsi verso il momento presente.
Abignente F., Legami che regolano. Una lettura polivagale della dipendenza affettiva, 2025

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