Psicologa Scandicci

Francesca Abignente


Quando le risposte dell’AI parlano delle nostre domande

Quando ho iniziato ad approfondire il tema del prompting, l’ho fatto con l’idea di comprendere meglio uno strumento. Non mi aspettavo di ritrovarmi in un territorio che conoscevo già molto bene: quello della comunicazione.

Arrivando da anni di lavoro nell’ambito relazionale, prima come musicoterapeuta, poi come psicologa, mi ha colpito osservare quanto un prompt efficace segua regole sorprendentemente simili a quelle che rendono efficace una comunicazione tra persone: chiarezza dell’intento, attenzione al contesto, capacità di esplicitare aspettative e limiti, disponibilità a riformulare quando il messaggio non viene compreso. Sono le stesse condizioni che, quando mancano, producono incomprensioni, risposte inattese e conflitti, indipendentemente dal fatto che l’interlocutore sia umano o artificiale.

Nel prompting questa somiglianza diventa particolarmente evidente perché l’AI non compensa le ambiguità. Non interpreta il non detto, non “aggiusta” il messaggio, non attribuisce intenzioni. Restituisce ciò che riceve, comprese le vaghezze e le contraddizioni. Questo rende il prompting una sorta di laboratorio a cielo aperto sulla qualità della nostra comunicazione.

Con il tempo mi sono resa conto che molte pratiche considerate oggi fondamentali per ottenere buoni risultati dall’AI (definire il contesto prima di fare una richiesta, chiarire l’obiettivo reale, fornire esempi, procedere per passi, chiedere feedback e riformulare) sono competenze relazionali di base. Non sono nate con i modelli linguistici: sono semplicemente diventate uno strumento di interazione con la tecnologia in grado di restituirci un feedback.

Forse è anche per questo che imparare a fare prompting può essere letto come un allenamento alla comunicazione consapevole. Un esercizio che costringe a rallentare, a rendere esplicite le assunzioni, a distinguere tra ciò che pensiamo di aver comunicato e ciò che è stato effettivamente espresso.

Quando queste dinamiche entrano nei contesti organizzativi che integrano l’AI, diventano particolarmente visibili. La qualità delle interazioni con i sistemi intelligenti riflette la qualità dei processi decisionali, delle responsabilità distribuite e del modo in cui viene gestita la complessità. Non è raro che i problemi attribuiti alla tecnologia nascano, in realtà, molto prima: nel modo in cui le richieste vengono formulate.

Osservare il prompting da una prospettiva psicologica permette di lavorare proprio su questo livello: quello in cui comunicazione, decisione e relazione si intrecciano. Ed è spesso lì, prima ancora che negli strumenti, che si gioca l’integrazione matura dell’AI nei sistemi organizzativi.



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